Introduzione
Nella valle delle pietre antiche, dove il sole entra una sola volta ogni tredici lune, il tempo non segue le leggi del mondo degli umani.
Lì il tempo non scorre: si apre e si richiude, come una soglia.
E ciò che attraversa quella soglia non appartiene mai a una sola forma.
In quel luogo esiste un racconto che non è invenzione, ma memoria di ciò che ritorna.
È la storia di un amore che non conosce conclusione,
di una separazione che non diventa mai fine,
di un incontro che ritorna oltre ogni tempo.
Lui è Aengus, dio dell’amore,
colui che riconosce e richiama ciò che deve essere unito.
Lei è Caer, creatura del passaggio,
colei che muta forma senza perdere sé stessa.
Si cercano attraverso i mondi, senza possedersi.
Si ritrovano oltre le forme, senza trattenersi.
Tra loro non esiste una distanza definitiva,
ma il movimento stesso del passaggio.
Il tempo li separa, li disperde, li ricompone secondo leggi che non appartengono alla memoria degli umani.
Ma ciò che li unisce non obbedisce al tempo.
E ciò che non obbedisce al tempo ritorna.
Nota
Qui inizia il racconto dell’amore che non conosce fine.